SUL DISCO

copertina-disco

Abbiamo ambientato questo disco in una condizione atemporale, sia da un punto di vista musicale che testuale, cercando di stare lontani dai riferimenti contemporanei. Abbiamo immaginato un esodo, non da una condizione geopolitica ad un’altra, quindi senza alcun riferimento diretto alle attuali migrazioni, ma da una condizione terrestre ad una condizione altra. I testi narrano del genere umano, alle soglie di un porto, in partenza verso uno spazio indefinito: abbiamo immaginato l’ambientazione in un luogo geografico particolare come l’Egitto, con tutto l’esoterismo che si porta dietro. Da un punto di vista musicale, l’isolamento ha giocato un ruolo preponderante: siamo stati un anno al lavoro, di cui sette mesi reclusi in varie case di campagna disabitate, dove abbiamo montato il nostro studio mobile, lontani da ogni contesto urbano e metropolitano. La nostra ricerca musicale si è mossa al largo delle mode dettate dai messia nazionali e transnazionali, legati all’esigenza di costruire i nostri suoni in maniera istintiva ed artigianale, “derattizzando” le nostre coscienze dal mondo musicale di oggi.

La copertina (“Madre blu”, olio su tela, 2014) è un’opera pittorica di Fulvio Di Piazza, artista dal linguaggio epico, che abbiamo trovato in grande sintonia con il disco.